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giovedì 5 giugno 2014

X-Men giorni di un futuro passato

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Dopo il deludente secondo capitolo dedicato a Wolverine i mutanti tornano al cinema nuovamente diretti da Brian Singer.

Il ritorno dietro la macchina da presa del primo regista della saga è sicuramente indicativo del fatto che dopo l'altrettanto poco riuscito "X-Men: Conflitto Finale" fosse necessario sfruttare l'ondata di successo de "Le Origini" dando ai fan il giusto connubio fra presente e passato.
Riuscire a scrivere una sceneggiatura in grado di dare continuità alle varie peripezie vissute dai mutanti nell'arco di 14anni di pellicole non è certo un compito semplice, ed è per questo che Singer congela parte degli avvenimenti di Conflitto Finale presentando al pubblico uno Xavier ed un Magneto in piena forma ed alleati, di cui ci era già stato dato un assaggio nella scena post titoli di coda di "Wolverine l'immortale".   

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Senza dilungarsi in spiegoni iniziali la pellicola sbatte in faccia allo spettatore la guerra tra umani e mutanti che si sta combattendo nel prossimo futuro. Braccati dalle sentinelle, macchine da guerra col potere di assimilare i poteri dai mutanti, i seguaci di Xavier e Magneto appaiono incapaci di difendersi dagli attacchi. L'unica speranza per sopravvivere sembra essere data da Kitty Pryde (Ellen Page) che con i suoi poteri manda la coscienza di Wolverine (Hugh Jackman) indietro negli anni settanta per cercare di impedire il programma di sviluppo delle sentinelle da parte del professor Bolivar Trask.   

seventies  

Giunto indietro nel tempo Logan dovrà cercare di convincere i giovani Charles Xavier (James Mc Avoy) e Erik Lehnsherr (Michael Fassbander) ad allearsi per un fine comune, ma i dissapori narrati nel prequel "Le Origini" non renderanno il compito semplice.

Sin dal primo fotogramma la pellicola di Singer appare travolgente ed esagerata. Dopo una sequenza iniziale iperdinamica il regista proietta lo spettatore negli anni settanta cercando di evidenziare in ogni modo il contesto in cui si svolge gran parte della trama. Questa viene per lo più portata avanti dalle gesta di Mystique e di Logan che occupano gran parte delle scene assieme a Xavier, Bestia e Magneto, anche se una delle sequenze più interessanti e spettacolari ci viene regalata da Quicksilver (Evan Peters) uno dei personaggi introdotti in questa pellicola. Probabilmente l'ultimo episodio della saga dei mutanti ha il difetto di puntare tutto sull'esagerazione. 

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L'eccesso si respira infatti in ogni angolo: il cupo e angosciante futuro, in cui non splende più nemmeno il sole è così esagerato da risultare stereotipato e profondamente posticcio così come gli anni settanta sono a tratti grotteschi seppure l'ambientazione risulti sempre molto ben curata. Anche gli scontri sono portati davvero all'estremo così come la sofferenza mostrata da Xavier ma sicuramente l'aspetto che accusa più di tutto questa mania di grandezza è la sceneggiatura.   

 

peter-dinklage-character-imageIl cast di Days of Future Past è davvero incredibile: in poco più di due ore di pellicola vengono collocati più di venti personaggi chiave con rimandi ai precedenti episodi (Striker) ed intrecci con la trama del nuovo film. Come se ciò non bastasse vengono collocati anche degli spunti narrativi inediti che strizzano l'occhio al contesto storico-politico in cui sono inseriti (Kennedy e Nixon) cercando di dare nuovo sviluppo ai rapporti tra i protagonisti. 

Ciò che a mio modo di vedere stupisce è il fatto che questa palese fiera dell'eccesso nonostante tutto regge e, salvo un momento davvero soporifero e un altro paio dominati dal nonsense, non stufa lo spettatore ma, al contrario, lo tiene incollato alla poltrona nell'attesa di vedere se davvero il futuro può cambiare o ormai quel che è deciso dal destino è legge. Complici di questo risultato sono sicuramente gli attori che portano avanti lo sviluppo della trama. Oltre all'ormai ben rodato Jackman si apprezza moltissimo Jennifer Lawrence nel ruolo di Raven così come Peter Dinklage in quello di Trask. Anche Fassbander conferma le sue doti recitative regalando un giovane Magneto al pari della controparte anziana affidata a Mc Kellen.
   sentinella   
Spettacolare anche il comparto degli effetti speciali che ha permesso di realizzare due tipologie di sentinelle davvero notevoli. Probabilmente la pecca che più si nota nell'aver messo così tanta carne al fuoco è il fatto che certi sviluppi futuri della trama ci vengono rivelati con una semplice battuta (come quella di Pietro Maximof su suo padre) ma anche questa può essere una scelta di stile.

Onestamente ho apprezzato la pellicola di Singer perchè a mio modo di vedere costituisce un incredibile azzardo.

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Pensare di portare in un unico film praticamente tutto il cast delle precedenti pellicole è uno sforzo che davvero merita un grande apprezzamento ma nel contempo è una scelta che comporta anche il sacrificio di alcuni ruoli che, seppur portati su pellicola da attori che si sono fatti apprezzare in lavori precedenti (Omar Sy è solo uno dei tanti esempi), sono limitati ad apparizioni di pochi minuti se non addirittura secondi. Non era possibile dare coerenza e continuità a tutto l'universo cinematografico della saga e forse è proprio per questo che l'inizio del film è costruito come una sorta di ingiustificato salto nel vuoto, vero pretesto o escamotage per voltare pagina rispetto al mediocre terzo capitolo. Probabilmente il difetto più grave, su cui non riesco proprio a soprassedere, è l'approssimatività con cui si è voluto mostrare il futuro. Anche questa è sicuramente una scelta dovuta al fatto che gran parte della trama si svolge altrove, ma quelle quattro pagode immerse nell'oscurità non mi hanno proprio detto nulla.
quicksilver-x-men-days-of-future-pastPer il resto, se si riesce a soprassedere su alcuni sviluppi un po' troppo sbrigativi (qualcuno sta forse pensando alla sequenza del binario che viene plasmato da Magneto ed inserito dentro alla sentinella?) e al fatto che certi personaggi sono stati relegati al semplice ruolo di comparsa, "Giorni di un futuro passato" è una pellicola da vedere, anche solo per il semplice fatto di costituire nel contempo tanto l'epilogo quanto il punto di partenza per il reboot dell'intera saga, ma per capirlo conviene attendere la fine dei titoli di coda.dell'intera saga, ma per capirlo conviene attendere la fine dei titoli di coda.

giovedì 1 agosto 2013

Wolverine l'Immortale

Mah, forse sarebbe stato più adeguato il titolo Wolverine MA VAI A CAGARE! Non mi metto nemmeno a criticare le scelte e le modifiche che in sede di stesura dello script hanno portato a drastici tagli, stravolgimenti di personaggi e abbandono del sottotesto politico che da sempre ha fatto da padrone nel fumetto.
Quel che davvero mi ha deluso della pellicola di James Mangold è la totale assenza di pathos e di approfondimento di qualsiasi personaggio che appaia in ogni sua singola inquadratura.
Adattare il ciclo di storie ambientate in Giappone scritte e disegnate da Chris Claremont e Frank Miller è una scelta difficile e coraggiosa, peccato che in questa trasposizione tutto, e dico proprio tutto, sia solo ed unicamente funzionale al comattimento, puro e semplice.
Un aspetto che sullo schermo potrebbe anche funzionare se fosse accompagnato da scene spettacolari, capaci di regalare prodezze acrobatiche incredibili, ma l'occhio del regista, salvo la rara eccezione della sequenza ambientata sullo Shinkansen, non è assolutamente in grado di fare ciò, lasciando lo spettatore sempre e costantemente dinanzi ad una confusione sonora e visiva che dopo pochi minuti non può fare altro che tramutarsi in noia.

A poco servono alcune scene di grande pathos come la spettacolare intro, e l'intrigante finale post titoli di coda, Wolverine è e rimane una pellicola mal riuscita incapace di ritagliarsi il meritato spazio che un personaggio del genere dovrebbe avere all'interno del panorama cinematografico fumettistico hollywoodiano.

Peccato perchè il budget è stato eviedentemente speso, si è anche cercato di dare continuità al terzo episodio della saga dei mutanti, ma è evidente che molte cose non hanno funzionato e il risultato si avvicina di molto alle pellicole marvel "minori" come Daredevil o Elektra.



Lo script oltre a presentare scene di continuo non sense (credo che l'apoteosi si raggiunga con la scena di prigionia, e chi ha visto la pellicola sa di cosa parlo) si perde continuamente per strada. Nemmen o l'escamotage della perdita dell'immortalità riesce a dare lo psunto per creare un approfondimento sufficientemente sviluppato. Nella prima parte della pellicola si assiste ad un continuo susseguirsi di spunti che non trovano successivo arricchimento finendo con l'essere schiacciati dal tribudio di botte e urla maldestramente dirette.

Purtroppo anche la fotografia non è in grado di aggiungere molto. Ambientare un film nelle
foreste canadesi e in una terra affascinante come il Giappone potrebbe offrire spunti davvero interessanti per inquadrature suggestive, ma Mangold si limita a mostrare un bosco, una sala pachinko, due pagode in corce e dei ninja, girando la maggior parte delle scene, interne ed esterne, in un buio mal gestito che nasconde praticamente tutto, anche ciò che necessariamente si dovrebbe vedere. Non per fare il critico a tutti i costi, ma la bravira di un regista si vede anche da questi dettagli, scene che con un campo lungo o una veloce carrellata di fanno sospirare sulla sedia (andiamo a riguardare i primi 3 secondi de "Il Cavaliere Oscuro" per capire cosa intendo).

Parlando dei personaggi la scontatezza regna sovrana, ma in una pellicola tratta da un fumetto che fa dello stereotipo il suo punto di forza non mi aspetto uno spessore superiore ad un A4. 

Resta comunque il fatto che si sarebbe potuto fare di più e meglio perchè qualsiasi ruolo non è altro che una macchietta, dal politico corrotto, al figlio non all'altezza del padre, per non parlare della cattivona fatalona e dell'orfanella salvata dalla povertà, tutto sa di già visto e oltretutto di frettoloso.

Non soddisfa neppure la resa visiva dei comprimari e in particolar modo Vyper che sfoggia il guardaroba di una delle villain di Resident Evil e il patetico Silver Samurai che pare uscito da un episodio dei Power Rangers.
Se a questo si aggiunge la presenza di telefonatissimi colpi di scena e di un susseguirsi di scene che proprio proprio, anche con l'impegno, non si riesce a capire che cacchio abbiano voluto mostrare, Wolverine l'Immortale toppa del maledetto riuscendo a collocarsi addirittura al di sotto del già mediocre "Le Origini".

i'm too sexy for my shirt
Se però si cerca la massima autocelebrazione dell'ottimo fisico che alla non più giovane età di 45 anni Hugh Jackman è in grado di sfoggiare allora questo film fa per voi.
Il tripudio di deltoidi, dorsali, addominali e bicipiti sempre in tensione che costantemente viene sottoposto alla nostra visione può essere in grado di allontanare lo sguardo dal volto dell'attore protagonista che, contrariamente al proprio personaggio, inizia a mostrare i segni dell'età sfoggiando delle vistosissime borse sotto agli occhi a cui manca solo la scritta Coop.
Considerando che questo film dovrebbe fare da apripista alla nuova pellicola dedicata alla saga dei mutanti, Xmen Days Of Future Past, allora mi inizio a preoccupare perchè il pressapochismo con cui è stata realizzata non fa presagire davvero nulla di buono.
Nessun Gioppe perchè il culo di Jackman non fa il film!