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venerdì 12 giugno 2015

Jurassic World

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Finalmente ieri sera si è potuto assistere al ritorno sul grande schermo dei dinosauri.

Le bestie preistoriche che ormai più di venti anni fa Spielberg è riuscito a riportare in vita, rivoluzionando per sempre il concetto di effetti speciali e di computer grafica, sono rtiapparse in tutta la loro magnificenza dopo mesi e mesi di hype. 

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Dopo i due deludenti sequel del primo insuperabile capitolo della saga di Jurassic Park il pesantissimo testimone della regia passa da Spielberg a Colin Trevorrow e il regista/sceneggiatore realizza un lungometraggio che si pone a metà tra remake e sequel diretto del capostipite. Sono ormai passati vent'anni dalla rovinosa prima apettura del parco su Isla Nublar e finalmente la struttura, ora denominata Jurassic World, pare funzionare a dovere. Il nuovo proprietario del parco, l'industriale Simon Masrani (Irrfan Khan) ha dato continuità al progetto dell'ormai compianto John Hammond e grazie al costante impiego delle tecnologie della InGen e sotto la guida del dott. Henry Wu (B.D. Wong, unico attore presente del cast originario) la struttura viene costantemente arricchita con nuove specie e attrazioni.

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E' in procinto di essere aperta al pubblico l'ultima novità, l'Indominous Rex, specie creata mediante la combinazione del DNA di differenti tipi di rettili preistorici (e non solo) che, come nella miglior tradizione, sfugge al controllo seminando il panico tra i visitatori del parco.

Jurassic World non è altro che un omaggio all'opera di Spielberg

Un film che doveva essere fatto per quei fan che come me, nel 1993 sono andati al cinema e hanno visto qualcosa sino ad allora inimmaginabile. La pellicola di Travorrow cita in continuazione il capostipite mediante l'inserimento di oggetti, situazioni e location che per forza di cose riportano lo spettatore indietro di 20 anni.  

Una vera e propria opera di metacinema in cui il regista, nel dirci che si è obbligati a creare nuove specie perchè i bimbi di adesso sono abituati agli stegosauri pare cercare di dare giustificazione ad una trama per lo più banale ma da cui non si pretende più di tanto se non tentare di riportare in auge l'atmosfera di stupore e di meraviglia che oggi, per i nativi digitali abituati ai vari Star Wars, Godzilla & Co., danno sempre più per scontata. Il plot, semplicissimo e ridotto all'osso, nella miglior tradizione spilberghiana fa da pretesto per dar sfogo oltre che al'avventura anche al trionfo dei buoni sentimenti. In film come questo la logica non può mai far da padrona, ma andare a vedere una pellicola dove l'uomo decide di far convivere uomini e dinosauri carnivori su un appezzamento di terra in mezzo al mare e criticare l'assurdità di certe situazioni sarebbe davvero stupido. Si potrebbero elencare decine e decine di situazioni paradossali in cui, tolti i dinosauri, non resterebbe nulla da raccontare, quel che invece si apprezza è l'omaggio, il costante riferimento e il rispetto mostrato da Trevorrow verso Spielberg. 


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I personaggi, pur non avendo continuità rispetto al predecessore, seguono più o meno la caratterizzazione e l'evoluzione mostrata nell'opera prima con la differenza di trovare una bellissima Bryce Dallas Howard in in sostituzione del recentemente scomparso Richard Attenborough ad interpretare il ruolo di Claire Dearing. A far le vesti del duro di turno troviamo poi l'ex marine Owen Grady (Chris Pratt) che fra velociraptor addomesticati, T-rex redivivi e corse in moto nella giungla deve anche badare ai nipoti di Claire, Zack e Gray. 


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Ovviamente non manca la sottotrama con tanto di "traditore" e di intervento da parte di governativi senza scrupoli (Vincent D'Onofrio fra tutti) così come il finale ultra trionfale e cooperativo.

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Cos'è quindi Jurassic World? Sostanzialmente è Jurassic Park senza la finezza registica di Spielberg ma con gli omaggi di un suo grande fan. Non se ne potrà apprezzare l'originalità, visto che i trailer svelano praticamente tutto della trama, ma quanto meno Trevorrow mette in scena un comparto effetti speciali in grado di mostrare dei velociraptor più inquietanti che mai oltre ad una folta fauna preistorica di contorno sempre ben realizzata. Anche gli strizzamenti d'occhio a Spielberg nelle inquadrature, nelle scene di fuga e nelle location, seppur continui appaiono comunque gradevoli, perfino il 3D è utilizzato in maniera egregia.
In tutto questo alla fine  si nota l'assoluta mancanza di uno sforzo crerativo superirore capace di dare giusto spazio ad un cast che già di per se funziona ma che con elementi del calibro di Vincent D'Onofrio e Omar Sy avrebbe sicuramente consentito di realizzare qualcosa che va oltre la continua caccia all'uomo che l'Indominus Rex si limita a condurre attraverso la banalità e scontatezza della trama. La pellicola di Trevorrow serve semplicemente a rispolverare il meraviglioso parco a tema nato dall'immaginazione di Michael Crichton permettendo così di fornire ai più giovani spettatori l'occasione di vedere sul grande schermo i bestioni preistorici che ancora sanno stupire e meravigliare. Peccato solo che sarebbe bastato riproporre una bella versione rimasterizzata del primo Jurassic Park per raggiungere questo obiettivo e alla fine Jurassic World più che un remake a mio personale modo di vedere è una grande occasione mancata.

lunedì 23 aprile 2012

Le avventure di Tin Tin - il segreto dell'Unicorno

Mamma mia che periodaccio!
Nonostante tutte le migliori intenzioni è da oltre un mese che non calco la sala buia del cinema dietro casa mia, e mi spiace tantissimo.
Il motivo è principalmente dovuto alla moria di pellicole che abbiano suscitato il mio interesse, ma fortunatamente questa settimana andrò a vedere The Avengers, e la recensione non mancherà di certo.
Intanto inganno il tempo parlando di una pellicola che ho avuto modo di vedere ormai a Natale e che, essendo prossima alla distribuzione in home video, vale la pena di segnalare.

Il segreto dell'Unicorno segna il debutto di Steven Spielberg alla regia di un cartoon. Non che il regista sia estraneo al genere, ma fino ad oggi ne ha sempre curato la sola produzione e mai la direzione.
Già dal primo fotogramma possiamo notare l'impronta spielberghiana, nei titoli di testa che citano apertamente "prova a prendermi".
La tecnica utilizzata dal cienasta è la stessa già vista in Polar Express, Beowulf e Christmas Carol: attori in carne e ossa filmati e poi digitalizzati.
Un sistema che non amo particolarmente ma che riconosco essere capace di dare una visione molto differente dai vari Shrek e soci.

Probabilmente è il fotorealismo l'obiettivo a cui l'intera produzione ha voluto puntare visto che tutto quello che viene mostrato risulta credibile agli occhi.
Volti, capelli, oggetti, tessuti ecc ecc sono tutti ricostruiti in maniera impeccabile.
Purtroppo questo eccessivo realismo stona di non poco se applicato ai lineamenti dei personaggi di Hergé e alla fine questa impersonificazione iperdettagliata di tratti caricaturali da un po' fastidio, ma è solo la mia personalissima impressione.
Passiamo quindi alla pellicola, puro omaggio di Spielberg al fumetto belga tanto amarto.
Una passione assoluta, che traspare in ogni scena e ci viene mostrata senza mezzi termini o compromessi sin da subito quando vediamo il protagonista del film intento a farsi ritrarre dalla controparte digitale di Hergé che come un artista di strada fa il ritrattista per sbarcare il lunario.
Questa ossessiva passione traspare nella maniacale ricostruzione dei personaggi principali, primo fra tutto il Capitano Addock "interpretato" da un sempre più bravo Andy - Gollum - Serkis.

La computer grafica da a Spielberg anche una spinta maggiore consentendogli non solo di dar vita ai suoi personaggi d'infanzia, ma anche di poterli inquadrare sfruttando le infinite e talvolta assurde possibilità date dalla camera virtuale.
Campi lunghi si alternano a inquadrature assurde, che mostrano riprese da angolazioni impensabili dando ritmo a scene d'azione degne di film fracassoni stile Fast & Furious.
Un aspetto dinamico e calzante che purtroppo cozza contro lo stile pacato e algido delle vignette del fumetto originale.
Le avventure di Tin Tin che ero solito leggere dagli albi a fumetti pubblicati dalla Glenat, pur portando il protagonista in giro per il mondo a vivere mirabolanti avventure, rimanevano comunque molto intrigranti, permeate da aspetti psicologici degni quasi di un giallo all'inglese.
Spielberg ha decisamente snaturato questa caratteristica tramutando il protagonista in un emulo di Indiana Jones.
Il risultato è comunque spettacolare ed apprezzabile, ma alla fine l'impressione è la stessa che si ha dopo aver visto Il Teschio di Cristallo e cioè che Tin Tin sia per lo più un film fatto per passione e non per il pubblico.

Ill Segreto dell'unicorno rimane impeccabile per tecnica di realizzazione, regia, suono e spettacolarità, ma è la personale visione di un grandissimo fan.
Se questo fan ha la creatività fanciullesca di Spielberg allora chi noleggerà il film dovrà farlo con la consepevolezza che questo cienasta non può mai esimersi dall'infarcire di tocchi personali i suoi lavori.
Purtroppo in mondo così completo e perfetto come quello creato molto tempo fa da Hergé non c'è bisogno di troppe interferenze e quest'aspetto potrebbe deludere i fan.


 


martedì 6 settembre 2011

Cowboys & Aliens

Vi siete mai chiesti cosa potrebbe acadere se Steven Spielberg e Harrison Ford uscissero a sbronzarsi? Probabilmente la risposta è Cowboys & Aliens.

Immaginatevi la scena: regista ed attore si trovano per caso in un locale di Hollywood ed iniziano a bere per ricordare i bei tempi dei primi tre Indiana Jones. Tra un bicchiere e l'altro inizia a prendere piede la sbornia e i due sfoderano le classiche frasi di stile per ricordare i tempi che non ci son più e sottolineare quanto il mercato sia in crisi per colpa degli effetti speciali.

Poi Spielberg fantastica su cosa sia ancora capace di scuotere il già saturo settore del cinema di fantascienza, qualcosa che ancora nessuno ha avuto il coraggio di mostrare.

Attimo di pausa, Harry e Stephen si guardano un secondo negli occhi (ormai lucidi) e all'unisono esclamano "Cowboys & Aliens" per poi esplodere in una fragorosa risata.

Proprio per tale motivo, e per il fatto di essere all'inizio della sbornia, Spielberg passa immediatamaente all'idea di produrre e non più dirigere la pellicola, continuando però a versare alcool nel bicchiere dell'amico per convincerlo sempre di più a prendere parte al suo progetto.

A questo punto i due ubriaconi passano in secondo piano, e la telecamera focalizza sulla porta del bagno del locale da cui esce John Favreau intento a tirarsi su la patta dei pantaloni.
Harry lo nota, da una sgomitata a Stephen e gli dice:
- "Hey, ma quello lì non è il tipo che si è fatto fregare il franchise di Iron Man?"
- "SIIIII!!!" risponde eccitato Spielberg dirigendosi immediatamente verso John aggiungendo "Vieni qua vecchio geniaccio, io ed il mio amico abbiamo grandi progetti per te!!!"

John riconosce Spielberg, scorge Ford ancora sul bancone che gli fa il classico saluto da duro (gli mancano solo frusta e cappello) e pensa "Cazzo, questa è l'occaisone della mia vita!!!".

Con una loquacità logorroica degna di un Roberto Da Crema dopato Spielberg intorta Favreau con il suo progetto mentre Harrison inizia ad accusare qualche dolore al ventre.
- "Mi assento un secondo mentre voi fate due chiacchere" esclama, e si dirige frettoloso al bagno.

Stephen è in puro delirio, parla di come nessun film di fantascienza prima d'ora sia riuscito a catturare lo spirito patriottico del Paese. Racconta due o tre cazzate del tipo di essere stufo di tutte queste visioni futuristiche alla Minority Report e di quanto JJ Abrams gli abbia rotto le palle.

Poi sfodera un'arma imbattibile, guarda John negli occhi e dice: "La cosa più triste è che speravo di aver trovato il mio erede e invece..."

Favreau è totalmente succube: "SONO IO!!!" esclama con la bava alla bocca "farò tutto quello che mi dirai di fare!!!".
Improvvisamente si splanca la porta del bagno, Harrison Ford esce con in mano un rotolo di carta igenica scarabocchiato ed esclama "Ho il copione...e riverso sul pavimento del cesso credo di aver trovato anche il protagonista. Barista gli faccia un caffè, dobbiamo parlare!!!".

Più o meno è così che m'immagino il concepimento di questa pellicola perchè non so spiegarmi cosa possa spingere un regista a dirigere un film come questo.

Intendiamoci, non metto in discussione l'abilità di Favreau di rendere omaggio al cinema western più o meno in ogni minuto del suo lavoro, non metto nemmeno in discussione l'idea che tutto sommato avrebbe anche potuto funzionare, ma il risultato proprio non va.

C&A è infatti il più classico dei film wester che mostra sin dal primo secondo tutti i cliché del genere. Abbiamo l'eroe misterioso senza passato (Daniel Craig), il cinico e ricco mandriano (Harrison Ford), la bella da salvare (Olivia Wilde) e lo sceriffo baffuto (Keith Corradine).

L'atmosfera retrò ricercata da Favreau si trova anche nelle inquadrature che mostrano romantiche cavalcate bruciate dal sole cocente e in mezzo a questa ricostruzione pressocchè perfetta dei classici del genere arrivano gli alieni a stravolgere tutto senza aggiungere il minimo di originalità!!!

E' assurdo ma è proprio così perchè Cowboys & Aliens deve purtroppo fare i conti un plot banale e a tratti assolutamente incoerente in cui vengono inseriti bellissimi effetti speciali che hanno un che di dejà vù.

Gli alieni sono un incrocio tra gli Hunter di Resident Evil e i marziani di ID4 così come i loro mezzi sembrano presi pari pari dalla pellicola di Emmerich.

Il problema principale però sta nella trama, troppo semplice e scontata per poter reggere l'infarcitura di insulsi e telefonati colpi di scena che gli sceneggiatori hanno cercato di inserire e soprattutto incapace di dare giusto sviluppo ai personaggi che la popolano. Sicuramente il ruolo più inutile è quello interpretato da Harrison Ford che sarebbe sostituibile da chiunque (perfino da una sua sagoma di cartone che lo ritrae con l'espressione da duro).

Se al posto della trama quello che cercate è un miscuglio di generi degno di Robert Rodriguez e del suo "Dal Tramonto all'Alba" rimarrete comunque delusi dalla piattezza generale del film che si trascina inutilmente per circa due ore senza regalare particolari emozioni.

Evidentemente certi generi non sono fatti per essere mischiati, e a darci un primo avvertimento ci aveva pensato Will Smith con Wild Wild West.

Per carità, C&A è meglio, ma è sicuramente un film che più di tanto non colpisce. Al massimo lo si potrebbe noleggiare assieme a Il Grinta per notare l'attenzione maniacale di Favreau nel ricostruire l'atmosfera dei vecchi western.

Alla fine è un tentativo fallito che lascia un po' l'amaro in bocca e diverte poco...

ma la cosa che più spaventa è che sicuramente Spielberg e Ford annegheranno la delusione nell'acool con ovvie conseguenze...ho già paura!!!

lunedì 11 luglio 2011

SUPER 8

Sperando che questo post mi frutti il superamento delle 5000 visite, sprezzante del bieco marketing hollywoodiano che ha relegato la distribuzione europea dell'ultima fatica di JJ Abrams al 30 settembre, e quindi quasi tre mesi dopo l'uscita statunitense, mi accingo a recensire uno dei film più attesi del 2011.
ATTENZIONE LA RECENSIONE E' PIENA DI SPOILER QUINDI SI SCONSIGLIA VIVAMENTE LA LETTURA A CHI VUOLE MANTENERE L'EFFETTO SORPRESA SINO ALL'ANTEPRIMA ITALIANA
Per parlare di Super 8 ritengo doveroso fare un salto nel passato per accennare seppur brevemente al film che, volente o nolente, ne fa da prequel.
Sto parlando del geniale Cloverfield, di Matt Reeves e prodotto dal buon JJ, sorta di mockumentary fanta-horror preannunciato da un pesantissimo viral marketing superiore perfino alla dubbiosa formicolfilica campagna che ha accompagnato l'uscita del videogame Halo 2 per xbox.
Ma non divaghiamo troppo; dicevo che è necessario fare un salto al 2008 per iniziare ad intuire la genialità di JJ Abrams non tanto come regista quanto come produttore.
Reduce dal successo commerciale di Lost il prolifico cineasta canadese ha la scaltra intuizione di collegare alla serie televisiva la promozione della pellicola di Reeves attraverso il fil rouge di una finta bibita che compare sulla t-shirt di uno dei protagonisti del trailer della pellicola. Il tam tam telematico che segue è a dir poco epocale, merito anche delle violentissime immagini che fanno seguito nel teaser che rievocano la tristissima vicenda delle torri gemelle.
Il risultato è che Cloverfield al botteghino è un successo incredibile che continua a macinare soldi anche dopo l'uscita per il mercato home video.
Poi però JJ ha un'altra idea. A distanza di due anni da Colverfileld, e in concomitanza della (deludentissima) chiusura di Lost, viene rilasciato un nuovo trailer dove JJ appare come regista prodotto da nientepopodimenoche Steven Spielberg.
Immeidatamente riparte la caccia allo spoiler visto che da quel poco che viene mostrato e dai tanti rumors che vengono diffusi sulla rete Super 8, la nuova pellicola, sembra essere il diretto seguito di Cloverfield.
E qui arriviamo ad oggi, con l'usicta di tre teaser trailer del nuovo progetto di cui uno realizzato sottoforma di contenuto giocabile all'interno del viedogame Portal 2.
Anche per quest'occasione JJ cerca di andare oltre ai normali canali di distribuzione, ma già le prime impressioni sembrano dubbiose.
L'accopiata Abrams/Spielberg infatti lascia basiti i fan della precedente pellicola che dopo il primo trailer di Super 8 scoprono dal secondo che il film avrà come protagonisti alcuni ragazzini di 12 anni!!! Eh si, le immagini mostrano una combriccola di ragazzi sfrecciare in bicicletta all'interno di una città assediata da militari...ricorda nulla??? E.T.? Goonies?? Già, l'impronta del papà de Lo Squalo si vede tutta!!!
Ma parliamo proprio della trama di Super 8 per tornare successivamente ad analizzarne pregi e difetti.
Lillian, Ohio, 1979: il classico gruppo di ragazzini nerd appassionati di cinema è in trepidazione per la fine della scuola perchè nella pausa estiva potranno terminare lo zombie movie amatoriale cui si stanno dedicando con grande passione.
La combriccola è composta da Charles (Riley Griffiths) il paffuto regista e sceneggiatore, Joe Lamb (Joel Courtney) figlio del vice-sceriffo della città e da poco orfano della madre che si occupa del trucco, Cary (Ryan Lee) il ragazzino con l'apparecchio addetto agli effetti pirotecnici e Alice (Elle Fanning) che viene scriturata da Charles come protagonista femminile. Durante la consueta ripresa notturna all’insaputa delle famiglie, i ragazzi si ritrovano loro malgrado a riprendere un catastrofico incidente ferroviario che vede un treno dell’esercito deragliare. Curiosando tra i rottami del disastro il gruppetto trova un loro insegnante di biologia che, gravemente ferito, gli intima di fuggire via e di non raccontare nulla.
L’indomani il luogo dell’incidente è circondato da militari dell'esercito intenti a non far trapelare nulla dell'accaduto nemmeno alle autorità locali.
Il vice-sceriffo Lamb (Kyle Chandler) comincia a sentire puzza di bruciato mentre la cittadina viene sconvolta da strane sparizioni che finiscono man mano con l'isnospettire tutti gli abitanti. Quando Joe e Charles portano a sviluppare la pellicola in cui è ripreso il deragliamento con l’intenzione di utilizzarlo nel loro film finalmente realizzeranno che dal disastro ferroviario è sopravvissuto qualcosa di non umano.
Per il momento fermiamoci qui con la trama e iniziamo ad analizzare i personaggi.
Abbiamo il classico campionario trito e ritrito di ogni produzione perbenista spilberghiana: il bravo ragazzo orfano in conflitto con padre, la ragazza bella e ribelle che piace a tutti, il ciccio paciocco che si scopre essere sensibile e romantico e il nerd dentone brutto e apparentemente inutile che però serba in ultimo lo stratagemma che salverà tutti gli altri.
Sembra incredibile ma questi giovani attori, per quanto bravi, passano gran parte delle inquadrature a fissare il vuoto con sguardo vacquo mentre i loro capelli fluiscono al vento!!!
Sul versante adulto troviamo poi l'uomo di legge vedovo che, deluso dalla vita, fa il padre autoritario, il genitore alcoolizzato e divorato dai sensi di colpa e i classici militari idioti che ragionano a compartimenti stagni.
Fin qui direi che la pellicola non ha nulla di innovativo rispetto a tante altre produzioni passate.
Se poi aggiungiamo che a questi personaggi già noti si accompagnano situazioni parallele trite e ritrite capiamo subito che Super 8, pur avendone la pretesa, non riesce certo a passare come un film di concetto!!!
In ogni caso andando avanti con la trama le vite dei cittadini di Lillian inizizano a fare i conti con il loro inatteso ospite che inizialmente fa fuggire tutti i cani, successivamente si frega motori di automobili e forni microonde e in ultimo inizia a fare spuntini con la popolazione locale.
In mezzo a tutto ciò si inserisce il dramma familiare di Joe Lamb, che si innamora pure di Alice il cui padre è responsabile della morte della sig.ra Lamb!!!
Si ok ma il mostro??? Ah si, è vero, Super 8 è il seguito di Colverfield no? No!!!
La nuova pellicola di Abrams è più un mash up di tutte le produzioni per famiglie di Spielberg tant'è che sul finale l'essere da incazzatissimo bestione mangiauomini si tramuta in povera vittima dagli occhioni alla Pollon (non scherzo) solo perhcè un bambino gli dice "capisco come ti senti".
Oddio, che roba!!! Una delusione pazzesca!!! E sì che la pellicola tecnocamente fa paura!!! Di Abrams si nota molto bene l'impostazione visiva dominata dalla capacità di mescolare riprese imperfette, quasi amatoriali, con impressionanti effetti speciali, perfettamente integrati e credibili.
Ottima anche la contestualizzazione con abiti , automobili e prodotti commericali perfettamente in linea con la fine degli anni 70 (anche se in un punto della pellicola, se il mio inglese non mi ha ingannato, mi è parso di capire che un ragazzo aveva già l'autoriadio col lettore CD!!!).
Purtroppo però l'interferenza di Steven Spielberg arriva a rovinare l'insieme infarcendo tutto il film di buoni sentimenti e scene strappamutande.


Scopriamo infatti che il tanto cattivo alieno è in realtà una vittima del Governo che ritrovatolo a seguito di un ufo crash nel 1958 (che fantasia!!!) lo tiene segregato da vent'anni per studiarne la natura e le tecnologie con cui è approdato sulla terra.
Parlando poi dell'essere non posso dire di esser erimasto impressionato visto che come Abrams insegna sempre per tutta la pellicola co vengono mostrati solo minuscoli dettagli della creatura per mantenere la suspence.
Quando vedendone i comportamenti ci immaginiamo qualcosa di estremamente diverso da quanto già visto in Cloverfield non possiamo certo rimanere contenti nel vedere che ala fine siamo di fronte alla stessa bestia!!!
Il confronto è davvero spiazzante!!! Si tratta dello stesso essere, solo più piccolo di taglia e con un paio di braccia in più.
Mah, non ho proprio capito la scelta.
In ogni caso la scena più assurda arriva sul finale quando l'alieno grazie ad un elettrocalamita costruita con tutti i marchingegni fregati a destra e a menca riesce a ricomporre pezzetto per pezzetto la propria nave che si libra in cielo sotto la pioggia di un serbatoio dell'acqua che tra luci e colori illumina Joe e Alice, ciascuno abbracciato al proprio ritrovato genitore, in un trionfo di buoni sentimenti e smielaggine.


FINE SPOILERS
Purtroppo Super 8 è una vera delusione, scontato, infantile, lungo, permeato da momenti di lentezza imbarazzante e da trovate al limite dell'assurdo (oltre alll'alieno che fa gli occhi alla Pollon potrei citar ele stelline di capodanno usate come bengala oltre che la miriade di luoghi comuni e stereotipi che caratterizzano i vari comprimari dei protagonisti).
Sicuramente la pellicola diventerà un cult ed esalterà un sacco di persone, ma saranno per lo più i quattordicenni di oggi che troveranno in Joe, Charles e gli altri ragazzi della combriccola, lo stesso entusiasmo che trovai io, ad appena 8 anni davanti ai Goonies.
Super 8 delude solo perchè ci è stato erroneamente proprinato come il seguito non ufficiale di Cloverfield, quando del prequel mantiene solo gli ottimi effetti speciali sostituendo il dramma dei trentenni newyorkesi con l'innocenza dei tredicenni di provincia.
Se visto con questa consapevolezza Super 8 può essere apprezzato.
In ogni caso per il sottoscritto rimane una delusione.