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lunedì 4 agosto 2014

Apes Revolution - Il Pianeta delle Scimmie

Dawn-of-the-Planet-of-the-Apes-final-poster

George Orwell aveva ragione! Se dovessi riassumere con una frase il plot del secondo capitolo del reboot di questa saga fantascientifica potrei semplicemente limitarmi a questo.

Già perché rispetto al precedente capitolo, di cui avevo già parlato  qui, la pellicola passa nelle mani di Matt Reeves (amico d'infanzia di J. J. Abrams nonché regista di Cloverfield) che affronta la problematica del rapporto tra scimmie senzienti e umani secondo la sua personale catastrofica visione. Sono passati 10 anni dal primo film e dalla spettacolare battaglia combattuta sul Golden Gate alla fine della quale le scimmie, rese intelligenti da un farmaco sviluppato come potenziale cura contro l'Alzheimer, si sono rifugiate nella foresta di sequoie di Muir Woods. L'umanità è stata decimata da un virus, effetto collaterale delle ricerche scientifiche effettuate sui primati e diffuso a seguito della fuga in massa delle cavie dai laboratori di ricerca. A San Francisco una piccola comunità di sopravvissuti capeggiata da Dreyfus (Gary Oldman) ha terminato i rifornimenti di gasolio per i propri generatori diesel, l'unica speranza è data dalla diga che si trova nella vicina foresta che, se rimessa in funzione, permetterebbe il ripristino dell'elettricità. Una spedizione di uomini si addentra nel bosco dove ad attenderli trova una vera e propria società di scimmie capeggiate da Cesare, lo scimpanzé protagonista del precedente episodio.  
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Il punto di partenza di questa nuova incarnazione della saga dei primati è indubbiamente catastrofico.

Reeves dopo aver mostrato gli effetti della pandemia scatenatasi al termine del primo episodio con la più classica delle introduzioni, gioca tra il parallelismo sottolineando il progresso della società delle scimmie rispetto alla desolazione vissuta dai pochi superstiti. Gli scenari urbani mostrano una San Francisco ricostruita nei minimi dettagli sopraffatta dalla natura. Le strade e i palazzi, ricoperti di vegetazione, così come gli esseri umani, vestiti di abiti logori e sporchi, paiono presi in prestito da una schermata di The Last of Us e ciò è un pregio. 

Apes Revolution 

Dall'altro lato troviamo le scimmie, organizzate in una società ancora in evoluzione, ma in perfetta armonia con la natura. Il precario equilibrio conquistato a fatica dai primati viene sconvolto dall'ingresso degli umani nella loro società e dalla compassione che Cesare, memore dell'amicizia col dott. Rodman (James Franco), mostra nei confronti del capo spedizione Malcom (Jason Clarke). La scelta del leader non viene condivisa dalla comunità e in particolare da Koba, scimmia bonobo ex cavia da laboratorio che nutre uno smisurato odio nei confronti degli umani. La messa in discussione dell'autorità, unita alla meschinità dell'uomo sarà il focolaio da cui si verrà a scatenare una nuova rivolta.
 
Seppur meno coinvolgente del predecessore sotto il profilo empatico Apes Revolution ha comunque il pregio di mostrare in modo credibile la progressiva corruzione di una società pura attraverso la biechezza degli esseri umani. Che si tratti dell'odio di un animale scatenato dalla crudeltà delle torture infertegli in onore della scienza o della semplice stupidità di chi continua a chiamare aniamale ciò che ormai non lo è più, lo stravolgimento dell'equilibrio è reso in maniera impeccabile e sfocia in un'odio estremo al termine del quale, come ne "La Fattoria degli Animali" di Orwell, ci si interroga su chi abbia ragione.   

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A circondare questo interrogativo troviamo una realizzazione tecnica davvero impeccabile che mostra tutta la drammaticità delle sofferenze patite dai primati attraverso una computer grafica unica supportata ancora una volta da Andy Serkis, vero Maestro del motion capture, capace di dare a Cesare delle espressioni credibili. Osservando le scene di massa ci si rende conto del progresso che è stato fatto dalla cg sia nei volti che nelle movenze delle scimmie. Tutti i primati, dalla vecchia conoscenza dell'orango Maurice a qualsiasi altro membro della comunità, sono realizzati con una cura maniacale dei dettagli e sebbene il più delle volte si esprimano con segni o versi gutturali ci si appassiona comunque nel seguirne le gesta.
 
Ci sono però delle pecche di non poco conto come una generale lentezza di fondo e una narrazione degli eventi che in più occasioni non brilla troppo per coerenza. È inevitabile sorridere vedendo in quale casa, tra le migliaia di edifici presenti a San Francisco, si rifugiano i protagonisti per sfuggire alle scimmie, e altrettanta ilarità viene suscitata dalla ridicola campagna di product placement che Apple imperterrita continua a portare avanti dal precedente film (e in un futuro post apocalittico inserire uno pseudo spot dell'iPad è davvero triste!). Analogo discorso per le centinaia di migliaia di munizioni che gli umani sprecano...non si tratta di grosse cadute di stile, ma di semplici scelte che personalmente non ho trovato azzeccate.

Ben più grave è il fatto che l'attenzione mostrata nella costruzione dei ruoli dei primati non trovi il giusto raffronto con le controparti umane. Gary Oldman si limita al minimo contrattuale più o meno come in Robocop, e i ruoli assegnati al resto del cast non brillano certo per originalità regalando alla trama prevedibilità e scontatezza contribuendo alla lentezza generale del ritmo. Nonostante questi difetti Apes Revolution rimane comunque un buon film, troppo diverso dal predecessore per poter suscitare le stesse sensazioni di coinvolgimento ed empatia, ma in ogni caso capace comunque di destare più di una riflessione grazie al sapiente gioco di raffronti che, tra dilemmi socio-esistenziali e scene belliche degne dei migliori war movie, porta verso il finale. Probabilmente con un cast più impegnato e una riduzione del minutaggio sarebbe venuto fuori qualcosa di superiore, ma già così merita comunque la visione sollevando grandi aspettative riguardo a quel che ci aspetterà nel terzo capitolo, vero trait d'union tra questo reboot e la saga classica.   

mercoledì 24 agosto 2011

Rise of the Planet of the Apes

Ho avuto la fortuna di assistere alla proiezione del nuovo film dedicato al ciclo de “Il pianeta delle scimmie” uscito in Inghilterra lo scorso 11 agosto.
Premetto immediatamente che non sono un amante dei prequel (forse la colpa è di George Lucas e del suo Jar Jar…mi hanno traumatizzato a vita!!!) ma ho comunque fatto le carte false per poter vedere in anteprima la pellicola in questione perchè sin da quando ho otto anni sono un fan sfegatato de Il pianeta delle scimmie, in particolare del primo lungometraggio, che a mio personalissimo parere è una pellicola innovativa come poche.
A Rupert Wyatt è toccato il difficile compito di raccontare la genesi di Cesare, la scimmia più famosa ed importante della saga dei primati intelligenti che spodestano l’umanità. La sceneggiatura è affidata a Rick Jaffa, Amanda Silver e Pierre Boulle, trittico che dimostra di aver svolto ottimamente il proprio lavoro presentando allo spettatore una storia originale, ben articolata e soprattutto capace in soli due accenni fuoricampo di attaccarsi perfettamente alla pellicola diretta da Shaffner nel 1968.
Veniamo alla trama: il dott. Will Rodman (James Franco) è un importante genetista al servizio della multinazionale Gen-Sys. L’intento di Will è quello di trovare una cura al morbo di Alzheimer, di cui purtroppo soffre suo padre (John Lithgow), mediante la sintetizzazione di un particolare virus capace di riparare le cellule malate.
Will sperimenta con successo la cura su uno scimpanzè, ma la presentazione ufficiale del progetto fallisce perchè nessuno si è accorto che la cavia dell’esperimento è incinta e reagisce con violenza agli inutili tentativi di mostrarla ai potenziali finanziatori del farmaco.
L’incidente spinge il direttore dell’azienda a sospendere gli esperimenti ordinando l’uccisione delle cavie. Impotente dinanzi gli ordini superiori Will non ha altra scelta che salvare il cucciolo nato dalla cavia dell’esperimento portandolo a casa sua dove contemporaneamente sperimenta la cura direttamente su suo padre.
Will scoprirà che il suo farmaco ha reso Cesar molto intelligente, ma non tutti sono in grado di comprendere le potenzialità della sua scoperta.
Credo sia opportuno non raccontare altro della trama perchè sono rimasto così stupefatto dal lavoro di Wyatt che non volgio correre il rischio di rovinare la sorpresa a chi vedrà il film. Basti sapere che ho dovuto vincere non pochi timori prima di recarmi al cinema vista l’enorme delusione causatami nel 2001 dal remake ad opera di uno dei miei registi preferiti, Tim Burton, che a mio parere ha rovinato totalmente lo spirito del film originale. Beh, l’altra sera sono uscito dal cinema con la pelle d’oca, e non mi capitava da molto tempo.
La vera pecca sono gli effetti speciali che, come già ampliamente visto nei vari trailer rilasciati, danno alle scimmie un’aria parecchio posticcia. Non riesco a capire se si tratta di una scelta o di un’inconveniente visto che si tratta di un lavoro made in Weta, la stessa di King Kong, ma in talune scene pare quasi di assistere ad una scena di Roger Rabbit perchè le scimmie digitali sono così mal integrate da sembrare un cartone animato.
Peccato perchè è evidente l’ottimo lavoro svolto dalla produzione di effetti speciali per quel che riguarda la realizzazione delle espressioni facciali degli animali che sono pari a quelle dei navi di Avatar.
In ogni caso la trama permette di superare questo enorme difetto regalando momenti di grande emozione. Certo non mancano pecche di sceneggiatura, in particolare l’eccessivo idealismo della figura di Will o altri ruoli parecchio stereotipati come quello dell’imprenditore senza scrupoli o dell’inserviente sadico destinato ad una inevitabile e telefonatissima brutta fine.
La scelta del cast è ottima con il bravissimo James Franco (127 ore, la trilogia di Spiderman) a condurre la trama affiancato da John Lithgow (Cliffhanger, Bigfoot, Una famiglia del terzo tipo) che con le sue espressioni ingenue ricorda troppo il muso di un orango rendendo ancor più facile l’immedesimazione dello spettatore nello spirito del film. Il casting è stato perfino in grado di tirar fuori un ruolo a TomvFelton (Draco Malfoy nel franchise di Harry Potter) che risulta perfetto nel ruolo del guardiano del giardino zoologico.
In definitiva Rise of the planet of the apes è una pellicola davvero sorprendente ed emozionante. E’ toccante assistere inermi alla serie di umiliazioni inflitte dall’uomo a Cesar, lo stesso uomo che lo ha reso intelligente e che non è capace di rispettare la sua diversità. E’ quindi inevitabile finire col fare il tifo per le scimmie che si dimostrano capaci di emozioni fino all’ultimo mentre la spietatezza dell’uomo dipinge la nostra razza come le vere bestie del pianeta.
La pellicola di Wyatt è sicuramente un must per i fan della serie (cui regala due splendide citazioni dall’originale) ma anche per le nuove leve perchè quando capiranno quel che succederà a Cesar dopo questo prequel rimarranno davvero a bocca aperta.
A mio personale parere un ottimo lavoro penalizzato solo in parte dagli effetti speciali non proprio all’altezza delle ultime prodizioni del genere. Se si guarda solo alla sostanza non si può che rimanere soddisfatti!!!